sabatotrippa

Peccato, Pe’

Pe’, mi ero sbagliato. E’ andata meglio dell’ufficialità. C’erano voci rotte anche in chi non accreditavo di emozioni e c’è stato il riconoscimento che tu conducevi una battaglia in nome della qualità del giornalismo – cioè il riconoscimento dell’esistenza del problema. Riconoscimento tardivo della tua critica della pratica attuale e della sua lontananza dallo scavo, dalla lettura degli indizi, dal lavoro di inchiesta, schierata ma non demagoga. Tanto adesso sei morto e non potrai più farla la tua battaglia e la routine si mangerà le buone promesse, e poi ieri, incravattati e compunti c’erano tutti quelli del branco che ha provveduto a bloccarla, la tua critica di questi anni. E però, meglio di niente e meglio di come poteva andare, questo tuo commiato. Una serie di “peccato”: peccato che sia stata una festa di casa repubblica, quando tu non sei stato solo Repubblica, e le tue critiche non parlavano solo a Repubblica ma al giornalismo. Peccato che nessuno abbia pensato a una parola fra te e la tua città, avrei potuto propormi per farlo, ma in queste ore ero paralizzato.Anche adesso, che potrei dire di pomeriggi interi di discorsi sul web, il giornalismo e se la rete poteva essere una via per rigenerarlo (ci credevi, con juicio), mi manca la penna. Peccato perfino che nessuno abbia pensato di mettere sulla tua bara una bandiera del Napoli: eri un po’ snob sul calcio, ma poi ci tenevi. Anche questo avrei fatto volentieri. Peccato che sei morto. Stronzo.

Scritto da zuckerman60

2 agosto 2011 a 03:39

Una Risposta

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  1. Peccato sì… Quanto affetto in questo post…

    traslochi internazionali

    15 agosto 2011 alle 09:58


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